martedì 29 settembre 2009
sono cose che non ti aspetti
A Como la Mozione Marino è andata ben oltre le aspettative - ben oltre ciò che potevamo sperare . Alcune considerazioni politiche le faremo domani per ora limitiamoci a dire grazie a tutti coloro che ci hanno permesso di arrivare al 16 %
lunedì 28 settembre 2009
Peppino Englaro a Cantù
LUNEDÌ 5 OTTOBRE ORE 21.00
presso CANTÙ centro Civico di Vighizzolo
via San Giuseppe 24
Ichino vota MARINO

Ichino dopo essere stato a lungo indeciso ha scelto: Ignazio Marino , e lo ha scelto proprio sui temi del lavoro .
qui in link http://www.pietroichino.it
giovedì 24 settembre 2009
mercoledì 23 settembre 2009
IL LAVORO E LA MOZIONE MARINO
Garanzia e promozione del lavoro
L’aver posto l’iniziativa imprenditoriale al rimorchio della politica, al di fuori di garanzie ed opportunità effettive di libertà di azione e di concorrenza sotto altri profili, ha portato in generale le imprese, in Lombardia più ancora che in altre Regioni del Nord Italia, a guardare ai costi ed ai vincoli per esse derivanti dal riconoscimento dei diritti dei lavoratori come al principale se non l’unico elemento su cui far leva per assicurarsi competitività sul piano nazionale ed internazionale; sino ad indurre singole imprese, o persino organizzazioni imprenditoriali, a scorgere nell’abbattimento dei diritti dei lavoratori una sorta di corollario, se non di compenso, della propria rinuncia a combattere l’invadenza del potere politico. Le trasformazioni del lavoro verso forme diverse e più flessibili, rispetto agli schemi pur persistenti del lavoro subordinato, hanno finito anche per questo, sullo sfondo della frantumazione della disciplina dei rapporti individuali di lavoro sottesa alla legislazione del centro-destra, per alimentare il “precariato” ed il lavoro senza garanzie, in specie a discapito di fasce di lavoratori già a rischio, come le donne, i giovani ed i lavoratori in età più avanzata.
Il superamento di questa situazione può e deve muovere dal principio che, nel ristabilire la libertà dell’attività economica e della concorrenza sotto ogni profilo, con l’indispensabile ausilio pubblico all’innovazione organizzativa e tecnica, sia non solo normale bensì doveroso il rimettere la dinamica delle relazioni tra imprese e lavoro, in un quadro di certezze dei diritti individuali del lavoratore che lo metta al riparo da forme di ricatto o di oppressione autoritaria, alle pattuizioni tra le parti sociali, liberamente raggiunte attraverso l’esercizio dell’autotutela collettiva, di stampo sindacale, senza ingerenze indebite dei poteri pubblici e della politica.
Il partito democratico non deve restare invischiato nel dubbio amletico, che fu dei partiti della sinistra italiana, tra il porre mano alla programmazione per colmare previamente gli storici difetti di arretratezza dell’imprenditoria e del tessuto economico italiano, o il dare la precedenza, sempre per via di legge o di pubblica amministrazione, ai diritti dei lavoratori. Giacché un sessantennio di vita dell’Italia repubblicana ci ha messo in guardia sulle illusioni di una programmazione di autorità dell’economia, per un verso, e, per un altro verso, ci ha insegnato come, anche a difesa dei lavoratori, il ruolo della legge, delle rappresentanze politiche e dunque dei partiti non possa che essere un ruolo circoscritto.
In un paese come il nostro, in cui le relazioni industriali, le contrattazioni sindacali e le azioni collettive sono rimaste saldamente ed opportunamente ancorate al libero esercizio dell’autonomia privata, a scanso di ogni riedizione dello statalismo corporativo, a prendere in carico la tutela dei lavoratori, ed a metterla a raffronto con quella dell’impresa secondo un criterio di riconoscimento reciproco di libertà, non sono tanto o solo i partiti politici, quanto precipuamente i sindacati dei lavoratori, i quali hanno ormai conquistato, riprendendo l’intuizione che fu di G. Di Vittorio e B. Trentin, la missione di interpreti di un interesse economico generale, ponendosi pertanto essi stessi come forze propriamente politiche.
Sotto questa angolazione, una preoccupazione prioritaria del partito democratico, anche in Lombardia, deve essere quella di garantire ed incrementare le condizioni per l’effettività della rappresentanza sindacale nonché della libertà delle azioni e delle contrattazioni collettive per tutti i lavoratori, tesa a responsabilizzare le imprese e le organizzazioni imprenditoriali verso i lavoratori medesimi, anche “nuovi” o operanti in maniera differente dal passato; auspicando un’azione dei sindacati dei lavoratori unitaria, fin dove può esserlo, ma senza che i pubblici poteri debbano o possano introdurre rispetto ai diritti sindacali forzature autoritarie o illiberali, a somiglianza di quelle intraprese e tentate dal centro-destra.
La proposta, avanzata dalla mozione Marino sul piano della legislazione nazionale, di un “contratto unico” di lavoro individuale, corredato di garanzie modulate nel tempo quanto alla stabilità del rapporto ma comunque di garanzie basilari comuni per tutti i lavoratori, che anche lavorino secondo criteri differenti e più flessibili da quelli del passato, è la premessa per ovviare alla frantumazione del lavoro risalente alla legislazione del centro-destra e restituire a tutti i lavoratori, anche coinvolti dai “nuovi lavori” ed anche se oggi maggiormente a rischio, la reale libertà di azione sindacale, di contrattazione e di autotutela collettiva, con gli ovvi limiti derivanti dalla Costituzione essenzialmente a garanzia di consumatori ed utenti.
Certo, non spetta ai poteri politici regionali e locali un pronunciamento su tale disciplina dei rapporti individuali di lavoro, come non spetta ad essi il pronunciamento sui livelli, i modi ed i contenuti dell’azione collettiva e della contrattazione sindacale tra imprenditori e lavoratori, che realizzerebbe una inaccettabile inframmettenza nella libertà di autodeterminarsi delle parti sociali.
La Regione Lombardia e le amministrazioni locali hanno tuttavia, in virtù dei poteri loro conferiti dalla riforma del titolo V della Costituzione voluta dal centro-sinistra, un ampio ruolo da giocare, sul terreno di un robusto sostegno al lavoro ed al mercato del lavoro. I servizi per la ricerca dell’occupazione ed il compimento del sistema degli ammortizzatori sociali, ad integrazione del sistema nazionale ed anche in rapporto alle crisi o alle riconversioni delle attività imprenditoriali, nonché il soddisfacimento dei bisogni formativi anche legati all’innovazione, sono un terreno specifico e privilegiato dell’azione legislativa ed amministrativa regionale e locale di cui il centro-destra ha fatto tabula rasa.
Il centro-destra ha messo da parte o ridotto a mero rituale, da un lato, la pratica della “concertazione” con le parti sociali delle politiche regionali e locali, di cui significativamente non si trova traccia neanche nello Statuto della Regione Lombardia di recente approvato. Mentre, d’altro lato, ha conservato ed accentuato l’impostazione dell’organizzazione della formazione professionale come surrogato, da riservarsi a studenti provenienti da strati sociali meno abbienti ed acculturati, dell’istruzione media superiore impartita nel sistema nazionale; e, anche quanto al raccordo con l’università e con altre istituzioni di ricerca ed alta formazione, il centro-destra si è limitato ad intervenire con forme episodiche di collaborazione e finanziamento, còlte come occasioni affinché la politica potesse arrogarsi, mettendo al frutto l’impoverimento delle risorse destinate alla ricerca specie di base, il potere di orientare nel merito le scelte dei ricercatori, forzandone la libertà e l’autonomia tecnico-scientifica.
E’ chiaro invece che, per essere funzionale alla promozione del lavoro, nonché ad un assetto efficiente della ricerca occupazionale, sensibile alle esigenze variegate di una formazione professionale permanente e continua, la politica regionale e locale deve porsi in sintonia con le azioni e gli obiettivi individuati dalla contrattazione collettiva tra le parti sociali, con una programmazione che metta al centro, senza per questo togliere nulla alla responsabilità dei partiti e delle rappresentanze elettive, la “concertazione” con i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni imprenditoriali. Così come è chiaro che l’apertura di una tale programmazione “concertata” con le istanze effettivamente rappresentative di lavoratori ed imprenditori è anche la via per orientare intorno a temi di comprovata utilità sociale l’esercizio, libero ed autonomo negli aspetti tecnico-scientifici, della ricerca delle università e degli istituti di alta formazione.
Chi ha segnalato che azioni come la combattiva e responsabile resistenza dei lavoratori dell’ Innse a difesa del proprio lavoro, o altre situazioni similari che vanno affacciandosi, non rappresentano una soluzione alle crisi di impresa passibile di generalizzazione non è in torto. Ma il punto è che vicende di questo tipo sottolineano, una volta di più, l’urgenza di riparare all’assenza, voluta dal centro-destra, di strumenti e procedure atti a contenere e dare uno sbocco non episodico e “concertato”, certo e duraturo, alla combattività dei lavoratori ed all’iniziativa responsabile degli imprenditori nelle crisi aziendali.
Un sistema programmato di intervento per le crisi aziendali ed occupazionali, da gestire di concerto con organizzazioni imprenditoriali e sindacati dei lavoratori ed il quale assicuri un sostegno al reddito condizionato alla ricerca e riqualificazione del lavoro attraverso l’istruzione e la formazione permanenti e continue, è la misura prima e più urgente che Regione ed amministrazioni locali debbono mettere in campo in Lombardia; non, si badi, un “salario garantito” per chi non lavora, ma un sostegno doveroso a chi è accertato intenda lavorare, di più e con maggiore utilità per sé e per l’impresa.
LA QUESTIONE MORALE
"La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude."
ENRICO BERLINGUER (1922 – 1984) - Politico italiano e segretario del PCI
Una fascetta rossa per la liberta di stampa
Con una fascetta rossa al braccio, a partire da oggi, Ignazio e i suoi sostenitori manifesteranno a favore della libertà di stampa. La scelta del simbolo richiama la storica striscia di colore rosso che incornicia la prima pagina del quotidiano L’Unità, gravemente attaccato dal Presidente del Consiglio che, dopo essersi scagliato contro Repubblica, El Pais e il Nouvelle Observateur, cita ora in giudizio e richiede due milioni di euro di risarcimento per diffamazione alla testata fondata da Antonio Gramsci, cifra che porterebbe alla chiusura del giornale.
L’azione del capo del governo, volta a intimidire gli organi informativi, costringe a ribadire che la libertà di stampa non è un accessorio della democrazia, ma la sua sostanza e che essa rappresenta un valore fondamentale garantito sia dalla Costituzione italiana che dalla Carta Europea per la libertà di stampa.
L’iniziativa della fascetta fa da volano alla manifestazione organizzata a Roma per sabato 19 settembre che invita alla mobilitazione in difesa della libertà di informazione alla quale, ovviamente, Ignazio parteciperà.
Mettete anche voi una fascetta al braccio, sugli abiti, sulle finestre, in ogni luogo pubblico e privato. Esponete il simbolo sui blog e i social network (scarica qui l’immagine). Inviateci, inoltre, da oggi al 3 ottobre, le vostre foto con la fascetta rossa all’indirizzo campagna@ignaziomarino.it e verranno pubblicate sul sito!
martedì 21 luglio 2009
MICROMEGA CON MARINO

Con Ignazio Marino liberiamo il Pd dalla nomenklatura. Firma l'appello
La Costituzione della Repubblica italiana, art. 49, stabilisce: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.Il soggetto sono i cittadini, i partiti sono solo uno strumento, sono il loro strumento, attraverso cui essi cittadini “concorrono a decidere”.
Ma da troppo tempo la Costituzione è stata rovesciata, e i partiti diventati dispositivo e marchingegno di una casta autoreferenziale e inamovibile, che si riproduce per cooptazione. Anche tutte le esperienze post-Pci, dalla “Cosa” di Occhetto, al Pds, ai Ds, e infine quella post-Pci e post-Dc, il Partito democratico. Malgrado le speranze ogni volta sollevate e rapidamente deluse. Lo scontro tra Franceschini e Bersani (tra Veltroni e D’Alema), tutto interno alla nomenklatura, confermava la diagnosi.
La candidatura di Ignazio Marino potrebbe cambiare radicalmente le cose. E’ una candidatura della società civile, voluta dalla base ancora vitale del partito, dai suoi elettori non invischiati in inciuci, e che si rivolge ai milioni di non-elettori (quattro solo nell’ultimo anno, altrettanti quelli potenziali per vincere), democratici coerenti che avevano rifiutato il consenso elettorale a un partito in cui non potevano più riconoscersi.
Da qui al 25 ottobre, con il congresso e le primarie, un nuovo partito può nascere. Costruito, come proprio strumento, da quanti si iscriveranno e/o voteranno.
Per iscriversi ai circoli di base del Pd c’è tempo fino al 21 luglio. Noi lo faremo, proprio perché crediamo che il Pd debba essere in futuro quello che NON è stato fin qui, il partito della legalità, della laicità, dell’eguaglianza, del “sì sì, no no”, della coerenza tra il dire e il fare: il partito di “giustizia e libertà”.
Carlo Bernardini
Roberta De Monticelli
don Paolo Farinella
Paolo Flores d’Arcais
Maurizio Maggiani
Valerio Magrelli
Piergiorgio Odifreddi
Telmo Pievani
Lidia Ravera
Per firmare l'appello si può andare qui
NON RIFACCIAMO VECCHI ERRORI
lunedì 20 luglio 2009
1 a 65.000

Domani Ignazio Marino chiederà alla direzione nazionale del partito di prolungare il tesseramento.
In questi giorni moltissimi stanno tesserandosi per la prima volta, scegliendo di condividere un percorso, portando nuova linfa al PD.
Si è innescato lo stesso processo che ha visto molti di noi entrare nel partito democratico un anno fa, quel processo di apertura alla società sul quale si fonda l'idea ispiratrice del PD:
Aprire alla società, mischiarsi in essa per esserne i migliori interpreti .
Tutto ciò è la dimostrazione della ricchezza della candidatura di Marino e stride di fronte agli scandali del tesseramento che stiamo vivendo in questi giorni
La cooptazione , le tessere facili , le disparità di trattamento, i baroni delle deleghe sono dinamiche presenti (ad ogni livello) che non siamo ancora riusciti ad estromettere. Anzi qualcuno, oggi , li difende, definendole il minore dei mali. Rilanciandole come soluzioni.
Urge, perciò ricordarsi del come e del perché abbiamo dato vita al PD: questo è il migliore antidoto a quella voglia di "ritorno al passato" , che attrae sopratutto chi prima non c'era.
Urge ricordare il 33 % di italiani che ci hanno votato e le 3 milioni di persone che si sono messe in coda per votare un leader .
Qui non si vogliono difendere gli errori. Questi ci sono stati e hanno pesato molto .
Qui si vuole difendere un idea , un intuizione che oggi più che mai va rilanciata e sostenuta.
Per questo si chiede che il tesseramento venga prolungato, affinché, comunque vada, il congresso di questo partito non sia solo un regolamento di conti , ma un momento partecipativo ed inclusivo che porti forze, idee, speranze .
Non so quante tessere porterà al PD la candidatura di Marino, ma anche se fosse una sola vale certamente di più di quelle 65.000 che appoggiano Bassolino e Bersani.
Giovedì sera , con alcuni di voi , ci siamo incontrati per la prima vota. Abbiamo espresso idee, opinioni, speranze sulla candidatura di Ignazio Marino .
Dall'incontro è stato chiaro che esistono le basi per fare un buon lavoro anche a Como. Lo dimostrano coloro che si sono tesserati per la prima volta e che ieri erano presenti all'incontro, ma lo dimostrano anche gli iscritti che stanno cercando chiarezza nei contenuti, e nelle persone e che vorrebbero ad un leader con un profilo innovatore , di alto livello, capace di modernizzare il paese.
Questo spirito, che tanto ricorda il 14 Ottobre, sarà accompagnato da una mozione che darà la necessaria concretezza attraverso idee e proposte miranti a rendere questo paese: Inclusivo ,Democratico , Meritocratico , Aperto , Trasparente : MODERNO . Sarà un documento che parlerà anche di noi , di che regole vogliamo darci e di come vogliamo rapportarci con i nostro elettorato . So che molti di voi aspettano questo momento per sciogliere le ultime riserve, e sono convinto che non rimarranno delusi.
Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti :
il 22 Luglio alle ore 21.00 presso la Festa Provinciale ci sarà Pippo Civati
Il 23 Luglio alle ore 17.30 presso la camera del lavoro a Milano verrà presentata la mozione congressuale .
Pubblico il video del discorso al Lingotto . Quel giorno aveva già parlato tutti , Bersani , Franceschini , Serrachiani , Chiamparino . Tutti avevano ricevuto applausi ma nessuno aveva convinto, poi è arrivato lui è a detto queste cose , semplici , chiare , vincenti.
Un signore ad una riunione mi disse che sono le idee e le proposte a vincere. Bisogna far scaldare i cuori, credere che si possa cambiare.
Bene . Non so se è così, probabilmente no.
So ,però, che coloro che hanno il coraggio di farle quelle proposte, di mettere in gioco le proprie idee meritano il nostro rispetto e il nostro supporto .
Forza Marino
martedì 14 luglio 2009
incontriamoci!!
come sapete Ignazio Marino ha scelto di candidarsi alla segreteria nazionale del PD.
La sua scelta è una scelta coraggiosa che porta freschezza e permette una maggiore chiarezza al dibattito sul futuro del nostro paese e del PD.
Tutti coloro, iscritti e non iscritti, che in questo periodo hanno mostrato segni di stanchezza, sono oggi chiamati a confrontarsi con questa candidatura. Si sono spezzate le consuetudini e gli schemi di cui spesso ci lamentiamo. Oggi tocca a noi, per non perdere questa occasione INCONTRIAMOCI :
"Sogniamo un'Italia diversa, crediamo nella cultura del merito, nella laicità della Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti, vogliamo liberare le energie migliori di questo paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee."
Marino: parlerò ai circoli.
Boom di «amici» su Facebook
Applausi e incoraggiamenti
La gente, tanta, applaude. Poi quando se ne deve andare (ha vari incontri nel pisano) non lo fa passare. Le tv l'aspettano fuori dal tendone, sotto i pini marittimi. Ma lui fatica a farsi strada. Ogni due passi lo fermano. Gli stringono la mano. Gli dicono che adesso che in campo per la guida del Pd c'è lui prenderanno la tessera. Chiedono come devono fare. A chi devono telefonare. Il giovane del circolo democratico di Cecina la tessera ce la già. Vuole raccogliere le firme per la sua candidatura. «Chiama Meta, aspetta ti do il telefono e vai sul mio sito: ignaziomarino.it», gli fa il senatore Pd. E mentre la sua assistente Claudia Cirillo riempie l'agenda di nomi, telefoni e e-mail. Lui abbraccia forte il presidente della Toscana Claudio Martini (“In bocca a lupo” lo incoraggia il governatore), e sorride. Del resto il suo sogno, come spiega ai giornalisti, è un Pd in cui «l'unica corrente sia quella dei circoli, dove le persone esprimono le proprie opinioni e dove a maggioranza si vota e si decide». Un obiettivo a cui conta d'arrivare «saltando l'apparato». «Quello che vedo accadere in Parlamento purtroppo è che si stanno organizzando in base a quelle che gli stessi leader chiamano correnti. Io mi voglio organizzare in un altro modo, voglio parlare direttamente ai circoli».
Boom su Facebook
E fin qui pare che l'appello diretto ai cittadini di iscriversi al Pd fatto da Marino al momento della sua scelta di correre per la segreteria nazionale dei democratici sta funzionando. I suoi “amici” su Facebook da 400 sono passati in pochi giorni a 4mila, gli accessi al suo sito sono diventati 20mila al giorno. Ma al di la dei contatti virtuali lo stesso Marino spiega che anche i sostegni cartacei, le tessere che servono a votare ai congressi di circolo (il termine per l'iscrizione scade il 21 luglio), gli stanno dando segnali incoraggianti. «C'è una partecipazione straordinaria – dice – e tante persone che si sono iscritte». Anche per questo il senatore - medico («Non si preoccupi continuerò ad andare in sala operatoria anche da segretario del Pd», tranquillizza la signora che gli promette il voto solo se le garantisce che continuerà a operare) non teme che il congresso diventerà una resa dei conti. «Mi sono schierato proprio per questo – spiega – perché voglio non una resa dei conti, ma un congresso di idee. Dove ognuno di noi possa portare una parola chiara sui temi come il lavoro, la casa, l'immigrazione, la ricerca, che interessano le persone. Dove si parla di diritti civili, dove si dica con chiarezza no a diritti speciali per qualcuno e sì a diritti uguali per tutti. Se discuteremo di questi temi e daremo risposte chiare faremo un grande favore non solo al Pd, ma al Paese. Perché l'Italia ha bisogno di una sinistra che parli chiaro, che dica dei sì e de no». E sul risultato finale, quello del 25 ottobre, non ha dubbi: «Vinco io».
giovedì 9 luglio 2009
Io ci sono, e voi?
lo avrete saputo, ho deciso di candidarmi alle primarie del Partito Democratico. Siamo in molti, moltissimi e ringrazio tutti coloro che mi hanno già dimostrato il loro sostegno.
Sogniamo un'Italia diversa, crediamo nella cultura del merito, nella laicità dello Stato, nella solidarietà, nel rispetto delle regole, nei diritti uguali per tutti. Vogliamo liberare le energie migliori di questo Paese e creare una squadra di persone che diano voce, forza, concretezza alle nostre idee.
Siamo decisi a contrastare democraticamente chi governa l'Italia in maniera ottusa e maldestra:
per un Paese curato, sicuro, sereno, moderno
per un Paese che conti, in cui si faccia strada il coraggio, la capacità, la speranza
per un lavoro con un salario degno che valorizzi ogni individuo
per una scuola come principale strumento per la formazione e l'integrazione dei nostri figli
per uno sviluppo economico, responsabile, che rispetti l'ambiente.
Vogliamo che ognuno possa costruire con fiducia il futuro, realizzare il proprio sogno e vogliamo essere liberi di scegliere. Non sono slogan, sono i valori in cui crediamo e che ci uniscono. Ma affinché questi valori diventino azioni positive, ognuno di noi deve fare un passo avanti e assumersi un impegno.
IO CI SONO. VOI CI SIETE?
Ho fatto il primo passo per assumermi la responsabilità di dare voce e concretezza a ciò in cui crediamo. Vorrei che sulla stessa strada ci foste anche voi, democratici liberi nello spirito e visionari.
Non siamo spinti né sostenuti da correnti, siamo un ruscello ma possiamo diventare un fiume se ognuno di noi è disposto a contribuire con la propria goccia d'acqua.
Il fiume deve scorrere dentro gli argini e ogni persona per contare si deve iscrivere al Partito Democratico e partecipare con il proprio voto alla fase congressuale, per scegliere il candidato.
Facciamoci vedere. Facciamo sentire quanto è forte la nostra voglia di cambiare.
Entro il 21 luglio iscriviamoci tutti al PD.
E tra due settimane, se saremo in tanti, il fiume seguirà un nuovo corso.
Di speranza e fiducia.
Ignazio Marino
